C’è un momento preciso in cui una casa smette di essere un rifugio e diventa un ricordo. È un respiro lento, fatto di polvere che danza nei raggi di sole e vernice che si scrosta come pelle stanca. Qui, tra queste mura, il silenzio non è assenza di rumore, ma l'eco di tutte le parole che non verranno più dette.
Capitolo I: Stanze
Sospese nel Tempo
Ogni stanza è una pagina ingiallita di un diario. Entrando, ci si imbatte nel lussuoso divano damascato che, nonostante la coltre di polvere, conserva una fierezza aristocratica, quasi a voler difendere l'eleganza di un tempo. Le tappezzerie sbiadite e i pavimenti in legno che scricchiolano sotto il peso del silenzio raccontano di segreti sussurrati e di un quotidiano che si è fermato all'improvviso. Persino i bagni, con le loro piastrelle bianche e le tende ancora appese, sembrano trattenere il vapore di mattine lontane.
Capitolo II:
Affacci sull'Oblio
Le soglie e i balconi sono il confine fragile
dove la civiltà cede il passo alla natura. Dalle porte e finestre aperte, il
verde irrompe prepotente: l'edera e il muschio avvolgono le ringhiere
arrugginite, trasformando il terrazzo in un giardino pensile selvaggio. Una
sedia di vimini solitaria guarda verso l'esterno, ultimo baluardo di una vita
all'aria aperta, ora ridotta a un simbolo malinconico di attesa infinita.
Capitolo III:
L’Eredità nell'Argilla
Ma questa casa non era solo una dimora; era
l'esposizione di un'anima creativa. Nascosti tra le stanze, posati su pavimenti
polverosi o dimenticati negli angoli, troviamo i frutti di un'antica passione:
le ceramiche. Vasi, piatti e statuine non sono semplici oggetti, ma frammenti
d'identità. Nati nel vicino opificio, questi manufatti hanno trovato qui la
loro collocazione d'onore. Sono il "grido silenzioso" di una bellezza
prodotta con amore che, nonostante l’intonaco che cade, brilla ancora sotto lo
sporco.
Tra la polvere, la vita riaffiora nei dettagli più intimi, un vecchio capotto appeso al portone che va verso l’opificio, narra l’ultima fase della vita in questa casa, quando i passi si sono fatti pesanti. Una valigia appoggiata su un materasso sembra aspettare un viaggio mai partito, mentre piccoli oggetti quotidiani restano come impronte digitali di chi non ha potuto portare via tutto con sé.
Il viaggio non finisce qui. Se la casa padronale ci ha mostrato il volto intimo della famiglia, c’è un
luogo dove la materia prendeva forma e il destino di questa dinastia veniva
forgiato col fuoco.
Nel prossimo post: L’Opificio. Dove il fango
diventava arte.
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