"Credi ancora nelle leggende?"
Seguendo il sussurro dell'acqua, sono arrivato davanti a un antico portico,
quasi nascosto dalla vegetazione selvaggia. Lì, appoggiata a una colonna di
pietra che recava ancora i segni del tempo, l'ho vista per la prima volta.
All'inizio sembrava solo una ragazza normale, con indosso dei jeans ciancicati
e un paio di scarpe eleganti. Tuttavia, c'era qualcosa di strano nella sua
posa: le mani giunte in alto sopra la testa, quasi a formare una guglia, e una
gamba piegata con grazia.
Senza una parola, ha iniziato a muoversi. È stato un movimento lento e
fluido, come lo scorrere del fiume lì vicino. Ha iniziato a denudarsi, non con
gesti sbrigativi, ma con una posa deliberatezza che sembrava quasi un rituale.
La sua espressione era seria e concentrata, mentre si sfilava lentamente il
top, rivelando la parte superiore del corpo, ancora appoggiata alla colonna
protettiva.
In quel momento, l'ho capito. Non era una ragazza normale. C'era un'aria di mistero che la circondava, una connessione palpabile con la natura selvaggia e le rovine millenarie. Ho afferrato la mia macchina fotografica, sapendo di dover catturare quell'istante fugace. Il mio incontro con l'Anguana era appena cominciato.
Il richiamo
del buio
Senza proferire parola, ha sciolto la sua posa
contro la colonna e mi ha rivolto un cenno rapido, un invito silenzioso a
varcare la soglia della vecchia casa. L'ho seguita nel ventre dell'edificio,
dove l'aria sapeva di polvere antica e terra bagnata. All'interno, l'Anguana ha
preso possesso dello spazio con una naturalezza disarmante. Non era più una
ragazza incontrata per caso, ma la vera padrona di quelle rovine. Si muoveva cercando i pochi fasci di luce che
filtravano dalle finestre rotte. In un angolo della stanza, accanto a una
vecchia grata arrugginita, è rimasta immobile: la sua pelle chiara creava un
contrasto violento con l'oscurità assoluta che la circondava.
Ogni suo gesto era fluido, privo di esitazione. Si metteva in posa non per l'obiettivo, ma per il luogo stesso, diventando una statua di carne tra le macerie. In quegli istanti, il tempo sembrava essersi fermato. La casa non era più un guscio vuoto, ma un palcoscenico dove il mito prendeva forma attraverso la mia lente. Sembrava che la sua presenza restituisse vita alle pareti scrostate e ai pavimenti coperti di detriti.
La Signora del Balcone
A un certo punto, quasi volesse tornare a
respirare l'aria del fiume, l'Anguana è uscita su un piccolo terrazzino sospeso
nel vuoto. Le ho fatto cenno di restare lì, immobile contro l'oscurità del vano
porta, e sono sceso rapidamente per inquadrarla dal basso. Da quella
prospettiva, la sua figura sembrava dominare l'intera struttura. Con le braccia
spalancate e lo sguardo rivolto verso l'alto, pareva invocare una forza antica,
fondendosi completamente con il grigio della pietra scrostata e il verde delle
foglie rampicanti. Mentre mi muovevo tra le fronde sottostanti, la vedevo
apparire e scomparire tra i rami. A volte era solo un profilo biondo che
spuntava da una finestra rotta, una presenza silenziosa che osservava il bosco
circostante con una calma soprannaturale.
Sul quel
balcone di ferro arrugginito, l'Anguana si muoveva con una grazia che non
apparteneva a quel luogo di decadenza. Era come se la casa stessa stesse
riprendendo vita attraverso la sua pelle, un ultimo sussulto di bellezza prima
di tornare polvere.
Catturare quegli istanti dal basso mi ha permesso
di trasformare il servizio fotografico in una vera visione mitologica: lei non
era più solo una modella, ma lo spirito del luogo che si mostrava per l'ultima
volta prima di svanire tra le ombre del sottobosco.
Dopo aver dominato la pietra, la creatura ha
sentito il richiamo della sua vera casa. Con la stessa lentezza rituale con cui
si era svelata, è scesa verso la riva del fiume. L'ho osservata mentre si
immergeva parzialmente nel flusso, rannicchiandosi tra i sassi bagnati come se
stesse riprendendo contatto con la sua stessa anima.
Chinandosi
sull'acqua corrente, ha iniziato a bagnarsi le mani, portando la freschezza del
torrente al viso. In quel gesto semplice c'era tutta la sacralità di un'antica
divinità silvana.
Infine, si è
avvicinata alla vegetazione più fitta, dove l'ombra degli alberi si fa
profonda. Mi ha rivolto un ultimo sguardo, un'ombra di malinconia o forse di
sfida. E così, con la stessa naturalezza con cui era apparsa tra le mura
scrostate della casa, è scivolata tra le fronde e... scomparì.
Sono rimasto solo sulla sponda, con il rumore
costante del fiume nelle orecchie e il peso della macchina fotografica tra le
mani. Se non fosse per questi scatti impressi sulla pellicola, potrei quasi
credere che la foresta mi abbia giocato un brutto scherzo. Ma l'eco del suo
silenzio rimarrà tra quelle pietre per sempre.
Sergio Sartori afi bfi
"Dicono che le Anguane non siano mai andate
via dai nostri fiumi, che aspettino solo che qualcuno torni a guardare le
rovine con occhi diversi. E voi, avete mai sentito un'ombra guardarvi dal
limitare del bosco?"
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Oltre lo
scatto: Chi è l'Anguana?
Per chi non conosce le leggende delle nostre
terre, l’Anguana è la creatura più emblematica del folclore alpino e
prealpino veneto. Metà ninfa e metà demone, abita le sponde dei fiumi, le
grotte e i mulini abbandonati. Spesso descritta come una donna bellissima dai
capelli lunghissimi e biondi, nasconde però un segreto: i suoi piedi sono
spesso caprini o d'anatra, motivo per cui ama nascondersi nell'acqua o dietro i
muretti di pietra. Sono guardiane delle acque e maestre dell’arte della lana e
del lavaggio. Possono essere benevole, insegnando agli uomini a fare il
formaggio, o pericolose se provocate o spiate durante i loro rituali notturni. Rappresenta
la natura selvaggia che non si lascia addomesticare.
Note Tecniche
Location: Casa rurale abbandonata, zona Pedemontana Veneta.
Pellicola: Bianconero ad alto contrasto per enfatizzare la grana della pietra e Infrarosso per la luminosità della pelle.
Fotocamere: Hasselblad 6X6 e Hasselblad XPan
Luce: Esclusivamente naturale, sfruttando i forti controluce delle aperture originali della struttura.
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