"La magia di tornare dove crediamo di aver già guardato."
Capita spesso,
dopo un paio di uscite fotografiche nello stesso luogo, di sentirsi un po’
svuotati. È una sensazione familiare, soprattutto quando quel posto lo abbiamo
esplorato più volte con la macchina fotografica al collo. Alla seconda, alla
terza visita, l’entusiasmo iniziale sembra affievolirsi. Subentra l’idea di
aver “consumato” quel luogo, di aver già detto tutto, di non avere più nulla da
aggiungere.
Cammino, lo
osservo da ogni angolazione, cerco nuove prospettive. Ma la scintilla non si
accende. Quella che un tempo mi appariva come una fonte inesauribile di
ispirazione ora sembra muta, quasi vuota. E così, un po’ disorientato, chiudo
il capitolo e mi dirigo altrove, sperando che un altro scenario riesca a
catturare di nuovo la mia attenzione.
Poi, dopo aver
vagato tra altri paesaggi, il pensiero ritorna lì. A quel luogo che credevo
esaurito. Forse merita un’altra possibilità. Così ci torno, questa volta senza
aspettative, senza l’urgenza di dover trovare qualcosa a tutti i costi.
Ed è proprio
allora che accade qualcosa di sorprendente: il posto è lo stesso, ma il mio
sguardo è cambiato. Non inseguo più ciò che mi aveva colpito all’inizio. Inizio
invece a notare quello che prima avevo ignorato: forme più piccole, dettagli
marginali, frammenti silenziosi che non chiedevano attenzione ma la meritavano.
Capisco che non è
il luogo a trasformarsi, ma il nostro modo di guardare. È lo sguardo che si
ricalibra, che matura, che impara a sottrarre invece che aggiungere. E da
questa nuova consapevolezza nascono idee diverse: più intime, più essenziali,
quasi minimaliste.
Le fotografie che
seguono, scattate in Valbrenta, raccontano proprio questo percorso. All’inizio ero
attratto dall’architettura dei primi del ’900, dalle finestre chiuse delle case
abbandonate, dai muri scoloriti dal tempo ma ancora carichi di dignità. Ho
lavorato su quegli elementi finché ho sentito di averli esplorati fino in
fondo.
Mesi dopo sono
tornato, convinto di non trovare nulla di nuovo. Mi sbagliavo. Sono emersi
dettagli che avevo trascurato, linee e superfici che mi hanno guidato verso un
linguaggio più astratto. Il luogo era di nuovo affascinante, ma in modo
diverso.
Non contava più
l’edificio, la storia o il contesto. Contavano le forme, i colori, le texture
racchiuse nel mirino. E, soprattutto, contava il mio sguardo: finalmente libero
di vedere davvero.
"Non solita architettura maestosa, ma quotidianità che si fa poesia. Un vecchio negozio, un invito a immaginare vite e mestieri passati. La Valbrenta non è solo paesaggio naturale, ma anche angoli dimenticati, dove l'occhio attento coglie la bellezza del gia visto."
"Dal generale al particolare: le texture dei muri, le crepe che diventano disegni, i colori che il tempo ha dipinto. Una scoperta minimalista in ogni frammento."
"Anche il più semplice degli ingressi, quello di un'osteria che porta il peso degli anni, può rivelare una storia: un benvenuto discreto che ci invita a guardare oltre la facciata. Sotto l'insegna sbiadita 'Osteria Da Manega', la ricerca di nuovi dettagli ci porta a esplorare mondi che prima non vedevamo, anche in un luogo così familiare."
"Due panchine, due storie. Una seduta accogliente, l'altra più riservata: due luoghi di sosta che, nel silenzio, raccontano di incontri e solitudini, di attese e di partenze. Non solo punti di osservazione per il paesaggio, ma loro stesse soggetti che parlano. Le panchine gemelle, ora vissute, ora in disparte, suggeriscono un ritmo lento, un invito alla contemplazione."
"Le finestre, occhi luminosi che si accendono al crepuscolo, rivelano la vita intima che pulsa all'interno. Non è il luogo a cambiare, ma il nostro modo di guardare e di percepire le storie che racchiude."
"E poi, la sorpresa più grande: tra le pietre ordinarie, piccoli tesori. Dettagli che prima ignoravo, frammenti silenziosi che chiedono solo di essere notati, come queste coccinelle portafortuna. Quando lo sguardo si ricalibra, anche i sassi diventano un palco per la creatività, dove la natura e l'arte si incontrano in armonia."
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