mercoledì 27 dicembre 2023

Panchine

Le panchine custodiscono migliaia di storie meravigliose, ricordi di mani che si cercano, promesse mai mantenute, baci improvvisi. 

Tutti ne abbiamo una sulla quale il cuore è ancora seduto.






Sedersi lì sulla panchina significa non farsi trascinare dalla corrente, non fare la coda a una cassa, non provarsi abiti, non indicare le vetrine. Non salire nemmeno sul tram quando arriva e si ferma lì davanti, non essere una di quelle persone che ci circondano in piedi e che ordinatamente, ritmicamente, scompaiono salendo sul tram, come il risucchio delle onde del mare che si infrangono a
riva e poi si ritirano. Sedersi su quella panchina significa diventare di colpo invisibili. Perdere tempo, cioè guadagnarlo.
Beppe Sebaste




Non sederti anche tu ad aspettare il cambiamento di colui che confonde possesso con amore, che confonde una persona con un oggetto. Alzati e fatti notare, proprio come fa questa panchina. Non sei sola

Alessia Botta




La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci
(Isaac Asimov )





La donna è un firmamento ma se un uomo non sa leggerle dentro vede solo la notte
(Alda Merini)

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martedì 26 dicembre 2023

 

LEZIONE DI STORIA: LE ESONDAZIONI DEL LONGHELLA

di Mario Scuro

Nella diatriba sorta a seguito dell’editoriale sulle esondazioni del Longhella è stato fatto osservare da un concittadino che “gli straripamenti verificatisi a Marostica non hanno niente a che vedere con il Longhella” e che “a straripare è la Roggia Marosticana”.
La realtà storica, per quanto riguarda il Longhella, è di tutt’altro avviso.
Estrapoliamo da “Marostica centro storico di interesse pubblico”.
Il Longhella è il principale corso d’acqua di Marostica. Esso ha le sorgenti a San Luca (500 metri di quota). Chiamato la Costa, scende al piano modellando la Val d’Inverno. A Vallonara, nel luogo detto Fontanazzo, rileva l’acqua del torrente Costolo, che scorre nella valletta omonima. Da qui il Longhella prosegue nella pianura, fiancheggiando la strada provinciale del Rameston fino a Ponte Campana, ove è ingrossato dal torrente Valletta, che porta le acque dei Gorghi Scuri. Il Longhella continua la sua corsa nella campagna a Sud di Marostica e, dopo aver ricevuto l’acqua del torrente Silan, si getta nel fiume Brenta, a Rivarotta.
Durante il corso dei secoli, il Longhella è esondato più volte, danneggiando gli edifici, le strade, le coltivazioni.
Ricordiamo le esondazioni del Settecento, alle quali fece fronte il podestà Marco Pizzamano, come attesta la lapide a Porta Bassano; esondazioni che furono una delle cause per cui la “Serenissima“ decise di trasferire l’ospedale dei Garzadore di Borgo Giara (insieme con il San Gottardo di Borgo San Sebastiano) a Borgo Panica (1773).
L’esondazione di inizio Novecento fece crollare Ponte Quarello (sostituito da una passerella e ricostruito solo nel 1930, su progetto dell’ingegnere Giovanni Tescari), allora unica via di collegamento con Bassano Veneto.
È sempre viva nella memoria dei più anziani la terribile esondazione del 9 giugno 1953, allorché morì, travolto dalle acque, il campanaro di Vallonara, Angelo Crestani; l’acqua rovinò i raccolti di Vallonara; sradicò filari di viti e alberi da frutto; sommerse Borgo Giara per circa 150 cm di altezza; inondò Campo Marzio e la “Pissamana”; arrivò fino alla Piazza; le madri, sollevate le gonne sopra le ginocchia, andarono a prelevare le figlie giovani apprendiste all’uscita della Vimar, percorrendo via IV Novembre, pure allagata.
La più vicina a noi è l’esondazione del 2015, che provocò seri danni alle abitazioni e alla campagna.



lunedì 25 dicembre 2023


 Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni Vorrei essere una nuvola bianca in un cielo infinito per seguirti ovunque e amarti ogni istante Se sei un sogno non svegliarmi.

(Pablo Neruda)

venerdì 1 dicembre 2023

Marostica - Colline di San Benedetto. Novembre 2023

Le case abbandonate,

fascino, mistero,
paura, attrazione.
Mettere piede su pavimenti sconnessi,
mura traballanti, vecchie crepe
polvere, ragnatele, piante che hanno preso
il sopravvento.
Introspezione di un'anima
deserta, sola, abbandonata.
Solitudine, incomprensione,
di vite ai margini.
C'è una casa su quella collina
dove il cavallo della mia fantasia
galoppa.
Circondata dalle stagioni,
che le girano attorno,
resta lì in rassegnata attesa,
gli occhi tristi e spenti
ad osservare la vita che cambia,
la città, che da lontano si
muove e ruggisce.
Immersa, nel suo antico ricordo,
quando dentro di lei
ospitava la vita che lei
proteggeva.
E triste resta, mentre la città,
la sua fine, lentamente
si avvicina...
Un campo di grano e in mezzo tanti
papaveri rossi, la sua preghiera.
Fra rughe e ricordi del tempo,
un sospiro.
Le sue finestre aperte come occhi
nel cielo che si colora di rosso,
mentre lentamente scende la sera...







venerdì 24 febbraio 2023

CEMENTIFICIO DI CASTELLAVAZZO

 CEMENTIFICIO DI CASTELLAVAZZO 

L’imponente struttura in calcestruzzo ben visibile, a nord ovest dell’abitato di Castellavazzo, si presenta interessante, seppur spoglia e inattiva. 

Si possono individuare due zone distinte: a quota più elevata è insediato l’antico nucleo produttivo costituito dal complesso dei forni, dei frantoi e di una serie di locali connessi al loro funzionamento. 

Più in basso si riconosce la più recente espansione industriale che comprende il sistema dei mulini, le centrali di spedizione e alcuni capannoni per lo stoccaggio dei cliker.

 La volumetria estremamente singolare è costituita dall’articolazione delle masse, dal sollevamento delle altezze e dalla complessità delle sezioni. Il cementificio, attivo dal 1912 al 1966, fu fondato dalla Società Calce Bellunese a Castellavazzo per la facilità di reperimento e prelevamento della pietra in zona. 

Negli anni '50, a fronte della crescente richiesta di cemento per la costruzione delle numerose dighe del bellunese, la società subentrante potenziò le strutture. Le cave da dove veniva estratta la pietra si trovano sulla sponda sinistra del Piave, sopra la frazione di Codissago, in località Crepe, Mas e Pascoli ed erano collegate al cementificio con teleferiche e ferrovie con scartamento ridotto. Nel 1978 l'opificio chiuse definitivamente l’attività provvedendo allo smantellamento delle strutture interne.