17 aprile 2026

Tra luce e pelle, abitare l'ombra

 


presentazione

Queste 19 fotografie non sono nate per mostrare un corpo, ma per misurare uno spazio.

Le ho scattate in luoghi abbandonati intorno a casa, dove la pietra tiene ancora la forma e l'erba ha già cominciato a riprendersela. Colonne, soglie, stanze vuote, finestre che tagliano la luce come lame. In bianconero, perché il colore distrae e qui contano solo materia, ombra e pelle.

 Il nudo non è provocazione. È il modo che ho trovato per far entrare una presenza viva dentro l'assenza. Il corpo appare quasi sempre senza veli, e quando resta un jeans slacciato o una camicia aperta è solo traccia del quotidiano, non un nascondimento. Tolti i segni della moda, resta la misura umana contro il tempo che sbriciola i muri. La modella non posa, abita. Si appoggia, si inginocchia, attraversa, resta sulla soglia. A volte guarda, più spesso offre il corpo alla luce e lascia che sia la luce a scolpire.

 "Tra luce e pelle, abitare l'ombra" è il filo che tiene insieme le immagini. La luce arriva sempre di taglio, dura, e disegna. La pelle risponde. L'ombra non è vuoto, è la casa che scegliamo per un istante.

 Ho deciso di pubblicarle una al giorno. Dicianove giorni per attraversare una rovina senza fretta, come si fa quando si entra in un luogo che non ci appartiene e, per un attimo, lo si abita.

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La pelle si tende, la luce inciampa, l’ombra prende il comando. Io resto fermo, come se tutto fosse previsto. Forse lo era, forse no: l’istante non spiega mai.


Mi mostro quel tanto che basta, poi sparisco. La luce protesta, l’ombra applaude, io mi concedo un mezzo sorriso. È un equilibrio fragile, ma funziona.


Regola uno: non fidarsi della luce quando sembra gentile. Regola due: non sottovalutare l’ombra quando tace. Regola tre: la pelle sa più di quanto dice.


È una questione di tempismo, dicono. Io mi limito a restare dove sono, mentre la pelle decide chi ascoltare. Alla fine nessuno ha ragione, e va bene così.

Arriva da un lato che non avevo previsto, come un ospite che entra senza bussare. L’ombra scuote la testa, la pelle si adegua, io faccio finta che fosse tutto programmato.


La pelle prova a essere neutrale, la luce la provoca, l’ombra la consola. Io assisto alla scena come un geometra distratto. Ogni curva è un compromesso.


 Si scambiano i ruoli senza avvisare. Io resto nel mezzo, come un ospite capitato per caso. 
La pelle, intanto, si gode lo spettacolo.

 Non serve mostrare tutto: basta suggerire. La luce insiste, l’ombra ride, io mi sottraggo con moderazione. L’incompleto ha sempre più fascino del finito.


La pelle vuole pace, la luce vuole verità, l’ombra vuole mistero. 
Io firmo trattati che nessuno leggerà. Funziona sorprendentemente bene.

Non è difficile svanire: basta restare fermi. La luce si distrae, l’ombra si allarga, io mi dissolvo con stile. Ricomparire è più complicato, ma non lo dico a nessuno.

Arriva sempre quando non serve, pretende risposte immediate. 
Io la ignoro con eleganza, l’ombra prende appunti. La pelle, nel dubbio, cambia argomento.


Luce in sciopero, pelle in ferie” Oggi nessuno vuole lavorare. 
L’ombra prende il controllo e fa quello che può. Io mi adeguo: è sempre meglio che discutere.

La luce non bussa, discende come visitazione, l’ombra esige il silenzio del santuario.                  Io veglio soltanto perché nulla si spezzi.

Lasciarsi attraversare senza fare troppo rumore. La luce ° entra senza bussare, l'ombra pretende il silenzio assoluto. Io mi limito a non rompere niente."

Ogni giorno un nuovo compromesso: la luce vuole rivelare, l’ombra vuole proteggere. Io sto in mezzo, come un mediatore stanco. Firmo accordi che nessuno rispetta.”


Continuano a seguirmi ovunque, come se avessero qualcosa da dirmi. La luce prova a fare ordine, ma non ha abbastanza pazienza. Io, nel dubbio, prendo nota e faccio finta di capirci qualcosa".


 Andare verso la luce senza uscire dall'ombra.


 Appoggiarsi al tempo che non cade.

Abitare il confine è già una scelta.


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