A volte, quando esco a fotografare, non cerco davvero le persone. Sono loro
che arrivano, come deviazioni leggere, come parentesi che si aprono e si
richiudono dentro il mio campo visivo. Mi basta fermarmi un secondo sul bordo
del marciapiede, lasciare che il luogo faccia il suo piccolo rumore, un
portone che si chiude, un passo che risuona sotto un portico, una voce che
rimbalza tra due muri, e aspettare quel gesto minimo: una mano che sistema un
cappotto, uno sguardo che sfiora il mio, un passo esitante prima di
attraversare una via o la piazza.
È in quei dettagli che capisco che non
sto fotografando la strada, ma il modo in cui questi luoghi attraversano chi li
vive. E ogni volto, ogni schiena, ogni ombra che passa diventa una storia che
non conosco, ma che per un istante mi riguarda.
Perché pubblico sempre colore e bianconero
Pubblico sempre la versione a colori e quella in bianconero perché, per me, lo stesso soggetto non è mai lo stesso soggetto. È come se avesse due voci diverse, due modi di raccontarsi, due caratteri che non coincidono.
Nel colore vedo ciò che il mondo offre senza pudore: le superfici, le abitudini, le piccole vanità della realtà. Nel bianconero, invece, tutto si asciuga: resta l’ossatura, il ritmo, l’intenzione. È lo stesso luogo, ma cambia il suo umore. E cambia anche il mio.
Mostrare entrambe le versioni è il mio modo per dire che la fotografia non è una prova, è un’interpretazione. Che un soggetto non ha un solo significato, ma almeno due: quello che mostra e quello che trattiene. Il colore racconta come appare. Il bianconero racconta come resiste.
E allora le pubblico tutte e due, sempre: perché ogni immagine è una conversazione a due voci, e io non ho nessuna intenzione di zittirne una.
Sto camminando e questo muro mi guarda come se sapesse già che lo fotograferò. Poi arriva lei, perfetta: passo deciso, telefono all’orecchio, completamente ignara di essere diventata la mia composizione del giorno. Scatto al volo, prima che il borgo si accorga che sto rubando un altro pezzo della sua routine. A volte penso che questi muri mi conoscano meglio delle persone che ci passano davanti. Fonzaso 2026
Rimango un attimo fermo, come se il borgo trattenesse il fiato prima di lasciarmi andare. Le persone passano leggere, si perdono dietro un angolo, si dissolvono tra due muri che conoscono più storie di quante io possa immaginare. Io raccolgo solo ciò che resta sospeso: un gesto che non si ripeterà, un’ombra che cambia direzione, un frammento di qualcuno che per un istante mi attraversa.
Continuo a tornare qui, perché questi luoghi non sono mai gli stessi, e ogni giorno chiedono un altro sguardo. Questa pagina rimane aperta così: come una finestra socchiusa sul movimento quieto del mondo.
Un momento puede convertirse en algo lleno de sensaciones, experiencias y felicidad. Eso es lo que a veces nos brinda la fotografía, la visión de una realidad que nos impulsa a eternizarla, a contar con ella y en ella, una historia de algo que está sucediendo delante de nosotros y que por determinadas cuestiones, que tienen que ver con nuestra propia historia, nos ha cautivado la mirada y la atención. Efectivamente siempre hay diferencia entre la versión en color y la de blanco y negro. Para mi el blanco y negro refuerza la escena y la hace un tanto más dramática. Eso me gusta.
RispondiEliminaAbrazo
What stayed with me here is the feeling that you are not chasing photographs but allowing them to reveal themselves when the world briefly forgets to hide. The way you describe color and black and white feels less technical and more philosophical. I just shared a new post too and your words made this sunday feel slower in the best possible way happy sunday.
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