09 maggio 2026

Valsugana “Entrare nelle soglie”

 


Questo diario aperto nasce da un’idea semplice: guardare il paesaggio non come un insieme di luoghi, ma come una serie di soglie. La Valsugana, con il suo fiume che cambia direzione quando vuole, è il terreno ideale per questo gioco di apparizioni e sparizioni. Qui nulla si offre in modo diretto: tutto preferisce insinuarsi, suggerire, sfiorare.

Le immagini che seguono non cercano di raccontare la valle. La interrogano. E, a volte, la mettono in difficoltà.

“Topografie del dubbio”

La Valsugana non si lascia mai afferrare del tutto. È una valle che preferisce suggerire, insinuarsi, cambiare direzione proprio mentre pensi di aver capito dove stia andando. Forse è per questo che ho iniziato questo diario: per seguire le sue esitazioni, più che i suoi sentieri.

Le immagini che troverai qui non cercano di spiegare nulla. Anzi, fanno il contrario: mettono la realtà in una leggera difficoltà, come quando qualcuno ti guarda troppo a lungo e tu non sai più se sei tu a essere strano o lo è il mondo intorno.

Sono fotografie ricomposte, nel senso più semplice e più onesto del termine: non mostrano ciò che è evidente, ma ciò che rischiavi di non vedere. Piccoli trabocchetti visivi, dettagli che si nascondono in bella vista, inviti a guardare due volte — e magari a dubitare della prima impressione.

Il fiume, intanto, fa il suo lavoro: taglia, unisce, cancella, riscrive. È un editor lunatico, uno che non crede nelle versioni definitive. E la valle gli assomiglia: oscilla tra ordine e improvvisazione, tra ciò che resta e ciò che si lascia andare, tra superfici precise e menzogne ben lucidate.

Questo progetto non promette risposte. Non vuole rassicurare, né mettere ordine nel caos. Preferisce restare in bilico, come una frase che non trova la punteggiatura giusta e decide che forse non le serve.

Ogni tanto aggiungerò una nuova immagine, come si fa nei veri diari: senza un piano, senza un finale, senza la pretesa di chiudere il discorso. Perché forse la verità non sta nelle superfici, ma nelle loro esitazioni. Non nei luoghi, ma nelle soglie che li separano — e li uniscono.

Il resto, come sempre, lo farà il tempo.



Io quei due simboli sotto le finestre li avevo presi sul serio. Poi ho iniziato ad aggiungere triangoli come se stessi aggiornando un vecchio firmware della chiesa. Adesso il muro parla una lingua che neanche io capisco, e mi guarda come per dire: “Bravo, continua pure… vediamo dove arrivi stavolta”. 2026 - San Marino / Valbrenta


Adesso il muro parla una lingua che sfuma dal grigio al nero, e mi osserva come una vignettatura naturale che giudica in silenzio. 2026 - San Marino / Valbrenta


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Alla fine, la Valsugana non si lascia definire. È un luogo che preferisce suggerire, insinuare, spostare l’attenzione di un passo più in là. 

E forse è proprio questo il suo modo di raccontarsi: non attraverso ciò che mostra, ma attraverso ciò che lascia in sospeso.

Questo diario resta aperto perché i confini cambiano, le superfici mentono, le soglie si spostano. 

E noi continuiamo a camminare, a dubitare, a fotografare, sapendo che la verità — se esiste — sta sempre un po’ fuori dal quadro.

 

Articolo e foto di Sergio Sartori AFI BFI > Tutti i diritti riservati


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