A volte, i momenti migliori sono quelli che non puoi pianificare. Devi solo essere pronto a coglierli. Questa è la storia di uno di quei momenti, avvenuto non in un grande teatro, ma tra le pietre antiche del Castello Inferiore di Marostica.
La quiete prima del movimento
Era una giornata afosa, di quelle che l'estate veneta sa regalare. Stavamo concludendo un lungo e faticoso shooting fotografico in costumi veneziani del '500. Abiti sontuosi, pesantissimi, che sotto il sole del pomeriggio sembravano prosciugare ogni energia. La stanchezza era palpabile sui volti di tutti, soprattutto su quelli di Laura e Diletta, le mie modelle, impeccabili per ore dentro strati di broccato. Sentivo che la creatività si stava spegnendo, lasciando spazio solo al desiderio di finire.
La scintilla
Poi, un'idea. Forse più un'intuizione. "Ragazze, togliamo tutto. Indossiamo i costumi da ballo della Partita a Scacchi di Marostica". Erano leggeri, quasi impalpabili in confronto. Appena indossati, accadde la magia. Questo primo scatto racconta l'istante esatto della liberazione. Non è un passo di danza, è un'esplosione. L'attimo in cui il peso, la fatica e le pose studiate hanno lasciato il posto a un bisogno puro e irrefrenabile di leggerezza. Quel salto ha rotto il silenzio e ha dato il via a tutto il resto.
Un dialogo senza parole
L'entusiasmo fu contagioso. Liberate, Laura e Diletta iniziarono a muoversi nello spazio del loggiato come se non ci fosse nessun altro. Prima ognuna per sé, esplorando la nuova libertà. Poi, i loro movimenti cominciarono a intrecciarsi. Una corsa diventava l'invito per una piroetta, uno sguardo diventava il via per un movimento speculare. Non erano danzatrici, ma in quel momento stavano creando una coreografia spontanea, un dialogo silenzioso fatto di energia e intesa. Le pietre secolari del castello, testimoni silenziose di chissà quante storie, erano diventate il palcoscenico perfetto per questa danza inaspettata.
L'eco della gioia
E alla fine, esaurita quell'energia quasi febbrile, ciò che è rimasto è stato questo: la gioia pura. La danza si è sciolta in risate, in sguardi complici e scherzosi. Non c'era più una performance per l'obiettivo, ma solo due ragazze felici, che si godevano l'eco di quel momento magico. Questi ultimi scatti, per me, sono i più preziosi. Raccontano la fine della storia, il ritorno a una complicità intima e divertita. Sono la prova che la vera essenza di quella giornata non era la danza in sé, ma la felicità che l'aveva scatenata.
Riguardando queste immagini a distanza di tempo, capisco che la fotografia non serve solo a fermare la bellezza, ma a catturare la vita. Quel giorno, ho capito che la Danza non è un'arte per pochi, ma un linguaggio universale che vive dentro chiunque abbia un'emozione da liberare. A volte, basta solo togliere un costume pesante.
(Sergio Sartori afi bfi)
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