"Doppio autoritratto di un’anima riflessa
tra i detriti di una vecchia vetrina."
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Sdoppiato nel vetro sporco, mi guardo nella vecchia bottega, piena di scatole come ricordi non spediti.
Fuori, la strada scorre, ignara del mio arresto improvviso.
Sono di fronte a un vuoto che respira tra dentro e fuori; ogni riflesso è una possibilità che non ho seguito.
Provo a fermare tutto in uno scatto, ma il tempo scivola: resto sospeso, duplicato, fragile come il vetro, e nel riflesso sporco capisco che il vuoto ero io.
Il vuoto al centro non spaventa: lascia passare la luce, dentro e fuori si parlano in silenzio.
Cerco uno scatto per fermare il momento giusto e, nel riflesso, finalmente mi riconosco.
La foto mostra due mondi che si sovrappongono senza scontrarsi: scatole ferme, strada in movimento, luce che tiene insieme tutto.
Nel riflesso c’è qualcuno che osserva, non per perdersi, ma per capire.
Il vetro sporco non nasconde: filtra. La vetrina non espone oggetti, ma tempo fermato.
È un luogo in pausa, che respira piano; dentro non c’è assenza, ma silenzio ordinato.
Ogni riflesso è un incontro breve, ma sufficiente.
La storia non chiede di essere aperta: basta fermarsi davanti e restare.