03 maggio 2020

Mercatino a Marostica 1990 - archivio analogico

Mercatino delle cose vecchie 
 Marostica 1990 - archivio analogico

Il Mercatino delle cose vecchie di Marostica 1990 è un vero e proprio tuffo nel passato, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove ogni oggetto racconta una storia. Nelle immagini vediamo persone affascinate che frugano tra vecchi libri ingialliti, cercando pagine di ricordi e conoscenze dimenticate. La numismatica è un'altra attrazione del mercato: monete di epoche diverse luccicano tra le dita dei collezionisti appassionati. Le ceramiche artigianali, decorate con motivi tradizionali, rappresentano l'artigianato locale e la sua storia. Gli oggetti vari in esposizione includono vecchie fotografie, cornici elaborate e piccoli manufatti di uso quotidiano. L'atmosfera è quella di una caccia al tesoro, dove ogni oggetto può diventare un ritrovamento prezioso. I venditori, con i loro stand improvvisati, offrono consigli e aneddoti sugli oggetti in vendita. I visitatori sembrano divisi tra chi cerca un oggetto specifico e chi semplicemente vuole assorbire l'atmosfera del mercato. Il mercato di Marostica del 1990 riflette la passione italiana per il collezionismo e il recupero del passato. Le persone esaminano attentamente ogni oggetto, valutando non solo il valore economico ma anche quello sentimentale. Gli orologi antichi attirano l'attenzione per il loro meccanismo complesso e la loro storia. I libri antichi sono ricercati per le loro storie uniche e per il loro valore bibliografico. I tappeti antichi sono apprezzati per la loro arte tessile e per i disegni tradizionali. La numismatica attrae collezionisti esperti che cercano pezzi rari per completare le loro collezioni. Le ceramiche sono esaminate per la loro qualità artistica e per i segni di autenticità. Il mercato offre anche oggetti di uso quotidiano del passato, come utensili e strumenti, che raccontano storie di vita vissuta. L'esperienza del mercatino è sensoriale: odori, colori e suoni si mescolano ai ricordi e alle emozioni. Il Mercatino delle cose vecchie di Marostica 1990 rimane un simbolo di cultura, storia e passione per gli oggetti antichi.

















Monte Tomba - Malga Archeset 1984

Monte Tomba - Malga Archeset 1984 
la produzione del formaggio  Morlacco del Grappa










28 marzo 2020

Cementificio di Castellavazzo (BL)

Lo stabilimento si trova a nord dell’ abitato di Castellavazzo, ai margini della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo. Attualmente inattivo, il cementificio di Castellavazzo utilizzò, nel periodo produttivo (1912-1978) più siti estrattivi di marna e calcare da cemento dislocati nel territorio comunale, di cui rimangono tutt’ ora le testimonianze. Il complesso venne fondato nel 1912 dalla società “Calce Bellunese” di Belluno” Nel 1943, alla Società Anonima Cementeria di Castellavazzo, che fino ad allora aveva prodotto materiali in quantità modesta, subentrò l’ unione Cementi Marchino & C., che procedette alla riorganizzazione e all’ ampliamento delle lavorazioni. Negli anni ’50 a fronte della crescente richiesta di cemento per la costruzione delle numerose dighe del bellunese, la società potenziò le strutture, affiancando agli opifici del vecchio impianto un nuovo complesso produttivo. La mancanza di spazi liberi che potessero consentire di installare i più redditizi forni orizzontali penalizzò la competitività dello stabilimento, che già a partire dagli anni ’60 andò progressivamente diminuendo l’ attività. Nel 1978, la ditta proprietaria (Unione Cementerie Marchino) chiuse definitivamente l’ attività provvedendo allo smantellamento delle strutture. All’ interno del cementificio si possono individuare due zone distinte: a quota più elevata è insediato l’ antico nucleo produttivo (1912-1953), costituito sostanzialmente dal complesso dei forni, dei frantoi e di una serie di locali connessi al loro funzionamento. Più in basso si riconosce la più recente espansione industriale, che comprende il sistema dei mulini, la centrale di spedizione e alcuni capannoni, un tempo adibiti allo stoccaggio del clinker. L’ impianto preserva una veste suggestiva dovuta al complesso svolgimento del processo produttivo che caratterizza una volumetria estremamente singolare, costituita dall’ articolazione delle masse, sollevamento delle altezza e dalla complessità delle sezioni. Si discosta da questa “forma” prettamente industriale e ardita la costruzione probabilmente adibita ad abitazione padronale, inserita in una folta vegetazione da giardino, ormai a crescita incontrollata, il cui scalone di accesso presenta interessanti motivi decorativi realizzati con colate di calcestruzzo in stampi a motivi vegetali. Interessante da notare anche il raccordo ferroviario con la sottostante e vicina stazione di Castellavazzo, sottopassante la strada di accesso al complesso. Complesso, che per la sola parte abitativa, presumibilmente in quello che era l’ alloggio di maestranze e guardiano risulta attualmente ancora presidiato