La panca non è più un attrezzo.
È una soglia.
Un
luogo dove il corpo smette di essere materia e diventa un archivio di segni,
tensioni, memorie che non hanno nome.
Le star ball diventano strumenti rituali.
Piccole sfere che non premono: evocano.
Chiara le posiziona nei punti esatti, e ogni volta è come se aprisse una fenditura invisibile, un varco da cui esce una memoria che non ricordavo di avere.
La pressione non è fisica: è un richiamo.
Un invito a lasciare andare ciò che trattengo senza saperlo.
Poi arriva la ginnastica sulla panca.
Movimenti lenti, essenziali, che non sembrano esercizi ma gesti di rivelazione.
Sollevare un braccio diventa un atto di apertura.
Ruotare il busto una forma di verità.
Spingere il piede contro il legno un modo per dire al mondo: “Sono qui”.
Lei e invisibile, ma la sua presenza si indovina attraverso i due cavalieri: figure che custodiscono la soglia, simboli di quel doppio lavoro, massaggio e ginnastica, che nel testo "apre mondi".Le finestre chiuse ai lati rappresentano il prima e il dopo: il corpo trattenuto e quello che ha imparato a lasciarsi andare.
La luce che entra dalle finestre posteriori é la musica che accompagna il respiro, la trama sonora che prepara il corpo all'abbandono.
Il pavimento scuro si fa memoria corporea: quella parte che prima vibra, protesta, e poi finalmente si arrende.
Chiara guida tutto con una precisione che non è tecnica: é metafisica.Ogni correzione un allineamento tra ciò che sono e ciò che potrei essere.
La musica accompagna, le star ball amplificano, la panca sostiene, il neurofasciale traduce.
Il nostro rapporto di salute e un rito: io porto il mio corpo come un enigma, lei lo decifra con gesti che sembrano appartenere a un sapere antico, la panca diventa un altare, le star ball piccoli talismani, il neurofasciale la soglia dove tutto accade.
Una membrana, una pelle, un velo d'acqua che trattiene il respiro.Io ci vedo il corpo: la sua componente liquida, la sua memoria, la sua capacità di vibrare, protestare, arrendersi.
Ogni goccia e una cellula.
Ogni striatura una vena.
Ogni bolla é un pensiero che risale piano.
Quando scendo, mi sento leggero.Mi sento più vero.
Come se una parte di me avesse finalmente trovato il suo posto.
Ora sono la panca, la bambina, l'acqua, la stanza.
Qualcosa, dentro, ha ripreso a respirare.
Serie fotografica e scrittura visiva sul corpo come soglia
Testo e immagini di Sergio Sartori afi bfi
Marostica 2026
La panca non è più un attrezzo.
È una soglia.
Un
luogo dove il corpo smette di essere materia e diventa un archivio di segni,
tensioni, memorie che non hanno nome.
Le star ball diventano strumenti rituali.
Piccole sfere che non premono: evocano.
Chiara le posiziona nei punti esatti, e ogni volta è come se aprisse una fenditura invisibile, un varco da cui esce una memoria che non ricordavo di avere.
La pressione non è fisica: è un richiamo.
Un invito a lasciare andare ciò che trattengo senza saperlo.
Poi arriva la ginnastica sulla panca.
Movimenti lenti, essenziali, che non sembrano esercizi ma gesti di rivelazione.
Sollevare un braccio diventa un atto di apertura.
Ruotare il busto una forma di verità.
Spingere il piede contro il legno un modo per dire al mondo: “Sono qui”.
Le finestre chiuse ai lati rappresentano il prima e il dopo: il corpo trattenuto e quello che ha imparato a lasciarsi andare.
La luce che entra dalle finestre posteriori é la musica che accompagna il respiro, la trama sonora che prepara il corpo all'abbandono.
Il pavimento scuro si fa memoria corporea: quella parte che prima vibra, protesta, e poi finalmente si arrende.
Ogni correzione un allineamento tra ciò che sono e ciò che potrei essere.
La musica accompagna, le star ball amplificano, la panca sostiene, il neurofasciale traduce.
Il nostro rapporto di salute e un rito: io porto il mio corpo come un enigma, lei lo decifra con gesti che sembrano appartenere a un sapere antico, la panca diventa un altare, le star ball piccoli talismani, il neurofasciale la soglia dove tutto accade.
Io ci vedo il corpo: la sua componente liquida, la sua memoria, la sua capacità di vibrare, protestare, arrendersi.
Ogni goccia e una cellula.
Ogni striatura una vena.
Ogni bolla é un pensiero che risale piano.
Mi sento più vero.
Come se una parte di me avesse finalmente trovato il suo posto.
Ora sono la panca, la bambina, l'acqua, la stanza.
Qualcosa, dentro, ha ripreso a respirare.
Serie fotografica e scrittura visiva sul corpo come soglia
Testo e immagini di Sergio Sartori afi bfi
Marostica 2026
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