13 marzo 2026

Nel Laboratorio dei Ricordi: Un Viaggio attraverso la Memoria

 


Questa frase di Marcel Proust, profonda e risuonante, è stata la scintilla che ha acceso il mio viaggio:

 “Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.”

 Partendo da qui, ho iniziato a esplorare i sentieri tortuosi della mia mente, guidato da alcune immagini che mi hanno parlato direttamente.

Quest'immagine mi ha catapultato in un ricordo lontano, quasi un'antica superstizione o un gioco dimenticato. Quella piccola streghetta su un corrimano, con la sua aria tra il malinconico e il magico, mi ha fatto pensare a come certi piccoli oggetti della memoria possano contenere incantesimi e storie sopite, attese solo di essere riscoperte. È stato il mio primo passo in questo laboratorio, dove le cose più inaspettate possono rivelarsi talismaniche.


Poi sono piombato in questo disordine sconcertante, una scena che mi ha mostrato il lato più crudo del "laboratorio chimico" della memoria. Tappi, siringhe, contenitori... era come osservare i resti di un esperimento fallito, il terreno fertile dove i "veleni pericolosi" della mente prendono forma. Questo ricordo mi ha sbattuto in faccia la realtà delle tracce che certe esperienze lasciano, non sempre piacevoli, spesso inquietanti.


Dopo quel tuffo nel caos, questa scena mi ha offerto un sospiro di sollievo, una vera e propria "droga calmante". Vedere quelle due figure sedute di schiena, in contemplazione di una natura serena fuori da una finestra spoglia, mi ha ricordato quanto sia importante trovare la pace, anche solo in un momento di pausa o in una connessione silenziosa. È stato il momento in cui la memoria ha smesso di urlare e ha iniziato a sussurrare promesse di serenità.


Questo passaggio mi ha portato in un luogo sospeso, una stanza dove la luce faticava a entrare completamente. Quei frammenti appesi al muro, quasi a formare una bacheca di un'esistenza passata, mi hanno fatto riflettere sui dettagli che restano, sui pezzi di un puzzle che non sempre riusciamo a ricomporre. La memoria è anche questo: un limbo, un luogo di accettazione dove non tutto è chiaro, ma tutto ha un suo posto, appeso tra luce e ombra.


E così, eccomi qui, a fotografare questa che sembra proprio una 'camera obitorio'. Non era la fine della storia che mi aspettavo di catturare, ma, onestamente, quella che si è rivelata necessaria. Con quel tavolo così centrale e quei candelabri, l'obiettivo ha immortalato un punto di non ritorno, dove i 'veleni' e i 'calmanti' della memoria si incontrano per un ultimo, crudo faccia a faccia. È proprio qui che ho compreso, attraverso l'obiettivo, che la memoria non è solo un semplice archivio, ma anche un posto dove si accetta profondamente ogni cosa, persino il più difficile, per poter davvero andare avanti.                                  

      

                "Ogni ombra ha avuto la sua luce, e io, sono pronto a ricominciare."

Sergio Sartori afi bfi

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