Questa frase di Marcel Proust, profonda e risuonante, è stata la scintilla
che ha acceso il mio viaggio:
Quest'immagine mi ha catapultato in un ricordo lontano, quasi un'antica
superstizione o un gioco dimenticato. Quella piccola streghetta su un
corrimano, con la sua aria tra il malinconico e il magico, mi ha fatto pensare
a come certi piccoli oggetti della memoria possano contenere incantesimi e
storie sopite, attese solo di essere riscoperte. È stato il mio primo passo in
questo laboratorio, dove le cose più inaspettate possono rivelarsi
talismaniche.
Poi sono piombato in questo
disordine sconcertante, una scena che mi ha mostrato il lato più crudo del
"laboratorio chimico" della memoria. Tappi, siringhe, contenitori...
era come osservare i resti di un esperimento fallito, il terreno fertile dove i
"veleni pericolosi" della mente prendono forma. Questo ricordo mi ha
sbattuto in faccia la realtà delle tracce che certe esperienze lasciano, non
sempre piacevoli, spesso inquietanti.
Dopo quel tuffo nel caos, questa scena mi ha offerto un sospiro di
sollievo, una vera e propria "droga calmante". Vedere quelle due
figure sedute di schiena, in contemplazione di una natura serena fuori da una
finestra spoglia, mi ha ricordato quanto sia importante trovare la pace, anche
solo in un momento di pausa o in una connessione silenziosa. È stato il momento
in cui la memoria ha smesso di urlare e ha iniziato a sussurrare promesse di
serenità.
Questo passaggio mi ha portato in un luogo sospeso, una stanza dove la luce
faticava a entrare completamente. Quei frammenti appesi al muro, quasi a
formare una bacheca di un'esistenza passata, mi hanno fatto riflettere sui
dettagli che restano, sui pezzi di un puzzle che non sempre riusciamo a
ricomporre. La memoria è anche questo: un limbo, un luogo di accettazione dove
non tutto è chiaro, ma tutto ha un suo posto, appeso tra luce e ombra.
E così,
eccomi qui, a fotografare questa che sembra proprio una 'camera obitorio'. Non
era la fine della storia che mi aspettavo di catturare, ma, onestamente, quella
che si è rivelata necessaria. Con quel tavolo così centrale e quei candelabri,
l'obiettivo ha immortalato un punto di non ritorno, dove i 'veleni' e i
'calmanti' della memoria si incontrano per un ultimo, crudo faccia a faccia. È
proprio qui che ho compreso, attraverso l'obiettivo, che la memoria non è solo
un semplice archivio, ma anche un posto dove si accetta profondamente ogni
cosa, persino il più difficile, per poter davvero andare avanti.
"Ogni ombra ha avuto la sua luce, e io, sono pronto a ricominciare."
Sergio Sartori afi bfi
Nessun commento:
Posta un commento