20 settembre 2025

Paesaggi minimi


Paesaggi minimi


 "Paesaggi minimi" ci invita a scoprire la bellezza nascosta nell'archeologia industriale, attraverso fotografie volutamente invecchiate e in bianco e nero, che catturano dettagli essenziali e silenziosi, raccontando storie di un passato produttivo ormai scomparso, è una ricerca sulle piccole cose che, nel loro silenzio fanno emergere un mondo parallelo, invitando a riflettere su realtà nascoste e spesso ignorate.





















07 settembre 2025

Il Respiro della Seta - Soffitta/Casa Colpi

Il Respiro dell





"Questa immagine, che mostra un'antica soffitta con scaffali pieni di foglie e quello che sembrano bachi da seta, è stata generata dall'AI. Ho cercato di riprodurre l'atmosfera e il dettaglio delle scritte sui muri" 
"Questa immagine, che mostra un'antica stana on scaffali pieni di foglie e quello che sembrano bachi da seta, è stata generata dall'AI. Ho cercato di catturare l'atmosfera rustica e il dettaglio delle scritte sul muro.

Scritte di oltre 150 anni fa con carboncino sulle superfici murarie di una soffitta, legate a registrazioni quotidiane, numerazioni, nomi o messaggi. Segni intermittenti che raccontano tempi passati, testimoniando tracce tangibili della storia locale, e offrendo indizi su chi frequentava lo spazio e quali pratiche o eventi erano rilevanti all’epoca.

Il Respiro della Seta

Nel cuore del XVIII secolo, quando la primavera bussava alle porte del Veneto, le case contadine mutavano volto. Al piano terra la vita continuava, ma sotto le tegole, nelle soffitte ampie e ventilate, iniziava il rito sacro e faticoso della "muda".

Giuseppe saliva le scale di legno ogni mattina all’alba, portando con sé l’odore fresco delle foglie di gelso appena raccolte. La soffitta era il suo regno. Le pareti erano state tirate a marmorino, lisce come specchi e fredde al tatto; un trucco ingegnoso, perché il baco, non trovando appiglio su quella superficie perfetta, era costretto a restare sulle graticce di canna, senza scappare verso il soffitto.

In quel silenzio interrotto solo dal rosicchiare incessante di migliaia di piccole bocche — un suono simile a una pioggia leggera su un prato — Giuseppe viveva le sue giornate. Ma non era solo. Le pareti parlavano per lui e per chi era passato prima di lui.

Sulla parete, una colonna di numeri segna il ritmo dei giorni e dei sacchi: “8... 12... 15...”. Accanto, una grafia elegante registra con precisione: “Anno 1860... 28 aprile”. Poco più in là, un appunto più fitto: “6 Maggio - 32 lb”.

Quelle scritte non erano solo conti. Erano un diario di bordo in un mare di seta. 

La soffitta era un luogo di attesa e di speranza. Se i bachi fossero sopravvissuti, ci sarebbero state scarpe nuove per l'inverno, o la dote per la figlia minore. Ogni numero tracciato sul marmorino — “10 rubbi”, “15 libbre” — era un mattone per il futuro della famiglia.

In quelle stanze, l’uomo e l’insetto convivevano in un equilibrio fragile. Quando il sole calava, le scritte a carboncino sembravano animarsi alla luce delle lucerne. Erano messaggi lanciati nel tempo: registrazioni di temperature, conteggi di sementi, ma anche segni intermittenti di una presenza umana che cercava di lasciare una traccia, di dire “io ero qui, ho faticato e ho sperato”.

Oggi, quelle scritte sono ancora lì. Il marmorino ha resistito ai secoli, custodendo quei graffiti come un archivio segreto. Guardandole oggi, sembra quasi di sentire ancora quel fruscio di foglie e di vedere la mano di Giuseppe che, prima di scendere per la cena, aggiunge un ultimo segno sul muro, testimoniando una storia fatta di pazienza, di natura e di umile, straordinaria dignità






















05 settembre 2025

"Ritrovamenti" 1985 esplorazione urbana a Marostica

 "Ritrovamenti" 

1985 Esplorazione urbana a Marostica

“L’architettura non è altro che l’ordine, la disposizione, la bella apparenza, la proporzione delle parti tra loro, la convenienza e la distribuzione.”









“L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce.”

Le Corbusier









02 settembre 2025

Pino Guzzonato 1941 - 2024

Pino Guzzonato, l’artista che trasformava la materia in poesia

  1941/2024

  Amico di scrittori e intellettuali, le sue ultime creazioni erano stati i “bio esseri” di argento, scultore, pittore e incisore, era amico di molti scrittori e poeti veneti, a partire da Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto, Luigi Meneghello, Fernando Bandini, coi quali aveva realizzato pregevoli libri d’artista, ma anche di intellettuali e registi quali Carlo Mazzacurati, Ilvo Diamanti, Marco Paolini, Francesco Bonsembiante, Giorgio Celli e Telmo Pievani, coi quali aveva avuto alcune collaborazioni e che spesso ospitava nel suo stupefacente atelier tra i boschi e i ruscelli di Acquasaliente, sulle alture del Tretto sopra Schio.


Dopo aver collaborato con le Università di Utrecht e Parigi, ha partecipato alla 49° Biennale di Venezia e organizzato workshop internazionali presso la cartiera di Dueville (VI). Ha esposto in numerosissime rassegne ed esposizioni, tra cui ad Aosta, Venezia, Torino, Bologna, Como, Parma, Cagliari, Padova, Ginevra, Vienna, Linz, in Slovenia, Francia e Giappone. Ha allestito mostre alla Basilica Palladiana di Vicenza e al Museo Casabianca di Malo, alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, all'Antico Palazzo della Pretura di Castell'Arquato (PC) e all'Archiginnasio di Bologna, al Crédit Agricole di Poitiers e all'Istituto Italiano di Cultura di Vienna. Hanno scritto di lui importanti critici e scrittori, tra cui Fernando Bandini, Mario Rigoni Stern, Virgilio Scapin, Andrea Zanzotto. Nel 2002 ha presentato un libro d'artista alla Biblioteca degli Uffizi di Firenze e tenuto una personale all'Accademia di Weimar su invito della Bauhaus.

Pino Guzzonato è un artista che crea sperimentando da molti anni con tecniche e materiali diversissimi.

E' stato ed è via via scultore, pittore, disegnatore, incisore. Ha usato la pietra, il legno, la ceramica, la plastica, il metallo, sempre utilizzando le qualità concrete e palpabili dei materiali, mettendo in luce le loro proprietà espressive.

Vecchi jeans, semi, terriccio, acciaio, foglie, pietre, plexiglas, carta: tutto viene riciclato, reinventato, ritrasformato senza perdere la propria anima, ma acquistando un nuovo significato.

Nonostante l'eterogeneità e la complessità della sua produzione, o forse proprio per questo, tutte le sue opere sono collegate da un filo conduttore ben preciso, in cui nelle contaminazioni fra elemento naturale e artefatto vengono recuperate esperienze non soltanto visive, ma soprattutto sensoriali.

In questo modo le sue creazioni, che stimolano i sensi naturali del tatto e della vista, mettono in gioco le loro capacità di raccontare una storia e di comunicare un'esperienza: così l'arte di Pino Guzzonato acquista valore in quanto immanentemente pratica e ancorata ai parametri della cultura materiale.

Un simbolo si affaccia spesso nelle sue opere: l'albero con il suo significato archetipo e la materia da cui è composto, il legno, che macerato e trattato diventa carta.

La carta infatti è diventata negli ultimi anni una parte importante della produzione artistica di Pino Guzzonato. Carta che l'artista fabbrica da sé a partire da tutti i materiali possibili. Carta che diventa impronta, sagoma da cui egli estrae il senso e l'anima delle cose. Carta che diventa libro. Libro che diventa oggetto naturale per la sedimentazione del pensiero, che si offre come luogo ideale di riflessione sulla complessità dell'uomo.

Così su di lui ha scritto Giorgio Celli: "La carta è il veicolo dei nostri sogni, che passano da uomo a uomo, a diventare dei sogni collettivi. Un libro è l'equivalente cartaceo di un cervello, in cui tutti possono entrare e che tutti possono usare.