27 novembre 2016

Vagabondando sull'altopiano di Asiago a fine Autunno...


L'aria di questo periodo ha quel sapore limpido e tagliente che sa di legna arsa e terra umida. Fuori dalla finestra, i boschi attorno si sono accesi di colpi di spugna gialli, rossi e ruggine. Per tanti è il tempo del foliage, la stagione in cui tutti corrono a fotografare tappeti di foglie croccanti e chiome infuocate.

Io, però, guardando quello spettacolo grandioso, non sento alcuna urgenza di estrarre la macchina fotografica e scattare la classica panoramica. Non per odio verso l'autunno, sia chiaro: come potrei odiare la bellezza? È piuttosto un mio modo, molto preciso, di intendere la fotografia.

Per me, una distesa infinita di alberi colorati, ripresa per abbracciare tutto senza scegliere niente, somiglia un po' troppo a una cartolina. È una bella testimonianza, un fermo immagine onesto, ma resta una foto documentativa. Manca quella scintilla creativa che nasce dal guardare davvero. Se non c'è un elemento preciso che guida l'occhio, un punto di forza che seleziona il soggetto e gli dà un senso, per me non c’è vera interpretazione. È solo un "ero lì e ho scattato".

E così, mentre molti si perdono a inseguire l'effetto scenografico d'insieme, io preferisco camminare in silenzio tra i sentieri. Lascio che la grandezza del bosco faccia il suo corso, senza la smania di imprigionarla in un'immagine banale. Aspetto di trovare quel dettaglio libero dalla confusione, la luce che accende una singola foglia sul muschio, un contrasto imprevisto, una linea guidata dalla natura, perché la creatività, per me, non sta nel fotografare tutto, ma nel saper scegliere cosa raccontare.




































3 commenti:

  1. Che bella anche questa serie! Sei molto attivo in questi giorni Sergio. Ciao!

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  2. Scusa se ti rispondo in ritardo, ma come hai scritto tu, ora pensionato a tempo pieno sono molto impegnato ;)

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  3. C'è molto da imparare complimenti

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