Splendida
occasione di riconquista della vegetazione spontanea
Non occorre andare a caccia di qualche
sito di archeologia industriale, come vecchie fabbriche di tessitura o centrali
idroelettriche abbandonate, per incontrare un ambiente ruderale: basta una
cascina diroccata, una massicciata ferroviaria, perfino il bordo di una comune
strada asfaltata: sono tutti luoghi ove l’intervento duraturo dell’uomo è
entrato in contatto, senza farla scomparire del tutto, con la natura; luoghi
che la natura, sotto forma di una vigorosa vegetazione spontanea, cerca
continuamente di riprendersi.
Sono sufficienti pochi mesi di abbandono, perché il giardino di una villetta di periferia assuma l’aspetto di una piccola giungla; e sono sufficienti pochi anni di abbandono, perché un intero paese assuma l’aspetto fantastico di un luogo di fantasmi, con le fronde dei cespugli che penetrano dentro le orbite vuote delle finestre.
Di simili casi, in gran parte invasi dalla vegetazione, ne esistono parecchi, questo si trova nel centro storico di una importante città dell’alto Vicentino.
Sono sufficienti pochi mesi di abbandono, perché il giardino di una villetta di periferia assuma l’aspetto di una piccola giungla; e sono sufficienti pochi anni di abbandono, perché un intero paese assuma l’aspetto fantastico di un luogo di fantasmi, con le fronde dei cespugli che penetrano dentro le orbite vuote delle finestre.
Di simili casi, in gran parte invasi dalla vegetazione, ne esistono parecchi, questo si trova nel centro storico di una importante città dell’alto Vicentino.
In genere, simili luoghi suggeriscono malinconiche riflessioni sulla caducità
delle cose umane e, magari, spingono il filosofo ad almanaccare sulla
precarietà della nostra condizione; il poeta, poi, potrà infiorare i suoi versi
con i classici elementi dell’orrido, del solitario, dei lontani tempi
medievali; così come farà il pittore, visto che dal XVIII secolo si è diffuso
un ghiotto filone iconografico, quello del “paesaggio con rovine”.
Tuttavia, come abbiamo detto, non è necessario scomodare né paesi abbandonati, né castelli in rovina, magari accompagnati da cupe leggende di anime in pena; ma è sufficiente qualche modesto edificio cittadino, qualche opificio dismesso, qualche cortile abbandonato, qualche orto o giardino non più coltivati, per vedere l’impetuosa rivincita della vegetazione spontanea sui segni orgogliosi della presenza e del lavoro umani.
Tuttavia, come abbiamo detto, non è necessario scomodare né paesi abbandonati, né castelli in rovina, magari accompagnati da cupe leggende di anime in pena; ma è sufficiente qualche modesto edificio cittadino, qualche opificio dismesso, qualche cortile abbandonato, qualche orto o giardino non più coltivati, per vedere l’impetuosa rivincita della vegetazione spontanea sui segni orgogliosi della presenza e del lavoro umani.
Scrivono
Carlo Andreis, Enrico Banfi e Francesco Bracco nella eccellente enciclopedia
naturalistica «Conoscere la natura d’Italia» (Novara, Istituto Geografico De
Agostini, 1983-85.)
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