1932 il cinema parlante
di mio nonno
Alberto Cavaliere
Il sonoro non sincronizzato con le immagini
Il sonoro cinematografico nasce nei primi anni del
XX secolo come sonoro non sincronizzato con le immagini cinematografiche. Fino agli
anni trenta del XX secolo c'è infatti la consuetudine di accompagnare la proiezione del film con
musica eseguita dal vivo, solitamente da un pianista o da un organista, più raramente da un'orchestra.
Dalla metà degli
anni venti si diffonde anche la pratica di utilizzare dei
dischi fonografici in
bachelite a
78 giri per l'accompagnamento musicale. I dischi erano riprodotti da particolari
grammofoni, in grado di diffondere la musica in tutto il locale in cui avveniva la proiezioni
La prima a scommettere sul sonoro sincronizzato con le immagini cinematografiche fu la
Warner Bros. la quale nel
1925 acquisì dalla
Western Electric il
Vitaphone, un sistema per il sonoro sincronizzato con le immagini cinematografiche nel quale il sonoro era registrato su disco fonografico (disco in bachelite da 16 pollici con
velocità angolare di 33⅓
giri al minuto).
Il primo film con sonoro prodotto a fini commerciali fu quindi un film della Warner Bros.,
Don Giovanni e Lucrezia Borgia, del
1926. La prima proiezione pubblica a pagamento avvenne nel
Warner Teather di
New York, il 6 agosto
1926. Per la prima volta il pubblico pagante poteva sentire effetti sonori come il cozzare delle spade durante i duelli e una musica sincronizzata con le immagini cinematografiche, quindi una musica scritta per commentare precise sequenze cinematografiche. Ancora non era stato stabilito uno standard per la sincronizzazione, esistevano differenti sistemi in America e in Europa fino a quando non furono stabiliti i protocolli che unificassero le caratteristiche tecniche per la
sincronizzazione validi in tutto il mondo, prendendo come riferimento stabile la
frequenza della corrente alternata di rete
Il sonoro sincronizzato con le immagini permise anche la realizzazione di film in cui era possibile ascoltare, oltre a suoni e musiche, anche i dialoghi degli attori, permise cioè la nascita del cinema parlato. Il primo film in cui fu possibile ascoltare la voce degli attori fu
Il cantante di jazz, proiettato il 27 ottobre
1927 sempre dalla Warner Bros., in cui era possibile ascoltare gli attori sia parlare (una frase del protagonista rivolta al pubblico e un breve dialogo tra il protagonista e la madre in tutto) che cantare (varie canzoni).
[1]
In
Italia, il primo film sonoro e parlato fu
La canzone dell'amore, realizzato nel
1930 da
Gennaro Righelli .L'avvento del sonoro sincronizzato che permise la nascita del cinema parlato decretò anche la fine del
cinema muto in quanto presto la gente iniziò a preferire ampiamente i film in cui era possibile ascoltare la voce degli attori
Una cinepresa Fox Movietone (1930)
Sistemi di sonoro ottico furono studiati fin dai primi anni e tuttora sono utilizzati. I metodi utilizzati per il sonoro ottico sono due:
La colonna sonora a densità variabile non ebbe molto successo e presto i film furono registrati tutti con colonna sonora ad area variabile la quale garantiva maggiore qualità sonora e maggior sicurezza. Basti pensare che se la stampa del film non era perfetta, la colonna sonora a densità variabile poteva essere anche inascoltabile, mentre qualche imperfezione sulla stampa della colonna sonora ad area variabile non pregiudica troppo il sonoro. La posizione della colonna sonora ottica è stata fissata dagli standard sulla destra della pellicola.
Con questo metodo di registrazione, la traccia audio viene impressa sul film (tra il fotogramma e la perforazione): essa si presenta come un sottile percorso trasparente su fondo scuro, i cui bordi sono ondulati (traccia ad ampiezza variabile). Durante la riproduzione del film la traccia ottica transita davanti ad una cellula fotoelettrica e viene illuminata da una lampada eccitatrice. Il fascio di luce viene modulato dalla traccia ottica sì da colpire la cellula con intensità variabile. Questa trasforma la diversa intensità della luce in una debole corrente elettrica che, una volta amplificata, origina il suono.
Case come la
R.C.A. e la
Kodak collaborarono per determinare i parametri di registrazione, ma l'evoluzione del suono nel cinema lo si deve all'americano
Ray Dolby che già nel 1966 aveva escogitato un sistema per la riduzione del rumore di fondo, sistema
Dolby A, poi evolutosi nel più sofisticato
Dolby Spectral Recording.
Il sonoro digitale
Sempre della
Dolby il sistema attualmente più diffuso, il
Dolby Digital, che registra il suono in formato digitale di 5 canali (tre frontali e due surround) a banda estesa ed uno specifico per effetti a bassa frequenza (Low Frequency Effect), detto 5.1, come scacchiere di punti ciascuno rappresentante un bit tra una perforazione e l'altra di uno dei due lati della pellicola. Esiste anche il
Dolby Digital Surround Ex, dove EX sta per extended, con in più un canale surround posteriore dedotto per matricizzazione come nel dolby stereo. Dolby sta per proporre il 7.1 per il cinema 3d stereoscopico, ovvero un 5.1 con surround posteriore sinistro e destro indipendenti da surround laterali sinistro e destro.
Sono stati introdotti anche altri sistemi, come il
Sony SDDS, del tipo 7.1 (si aggiungono anche i canali intermedi centro-destro e centro-sinistro per riempire di suono i megaschermi) la cui colonna viene stampata - in ciano - sui bordi esterni della pellicola, e il sistema
DTS - 5.1 ma anche
DTS ES 6.1 - che però non è propriamente una colonna sonora, in quanto consiste di una piccola traccia posta tra la colonna normale e il fotogramma e che serve a sincronizzare una sorgente audio esterna (lettore speciale di CD dedicati) con l'immagine proiettata. Ha dalla sua il vantaggio di far rimanere inalterata la qualità dell'audio nonostante l'usura della pellicola dopo molte proiezioni, inoltre è possibile cambiare lingua semplicemente sostituendo il CD.
La colonna sonora analogica coesiste ancora con i sistemi digitali soprattutto con funzione di riserva, in caso di guasto o difficoltà di lettura - non così improbabile dato il contatto meccanico dei bordi della pellicola durante la proiezione - dei sistemi digitali. È anche vero che non tutte le sale nel mondo sono dotate di sistemi digitali per l'audio