domenica 12 luglio 2020

La banana dimenticata.

  • Una normalissima banana è rimasta per 

  • tutte le settimane di isolamento

  • nel frigorifero di una bottega e una signora 

  • si è preoccupata parecchio, 

  • finché  e stato riaperto... 

  • ecco la sorte toccata al povero frutto.  




sabato 28 marzo 2020

Cementificio di Castellavazzo (BL)

Lo stabilimento si trova a nord dell’ abitato di Castellavazzo, ai margini della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo. Attualmente inattivo, il cementificio di Castellavazzo utilizzò, nel periodo produttivo (1912-1978) più siti estrattivi di marna e calcare da cemento dislocati nel territorio comunale, di cui rimangono tutt’ ora le testimonianze. Il complesso venne fondato nel 1912 dalla società “Calce Bellunese” di Belluno” Nel 1943, alla Società Anonima Cementeria di Castellavazzo, che fino ad allora aveva prodotto materiali in quantità modesta, subentrò l’ unione Cementi Marchino & C., che procedette alla riorganizzazione e all’ ampliamento delle lavorazioni. Negli anni ’50 a fronte della crescente richiesta di cemento per la costruzione delle numerose dighe del bellunese, la società potenziò le strutture, affiancando agli opifici del vecchio impianto un nuovo complesso produttivo. La mancanza di spazi liberi che potessero consentire di installare i più redditizi forni orizzontali penalizzò la competitività dello stabilimento, che già a partire dagli anni ’60 andò progressivamente diminuendo l’ attività. Nel 1978, la ditta proprietaria (Unione Cementerie Marchino) chiuse definitivamente l’ attività provvedendo allo smantellamento delle strutture. All’ interno del cementificio si possono individuare due zone distinte: a quota più elevata è insediato l’ antico nucleo produttivo (1912-1953), costituito sostanzialmente dal complesso dei forni, dei frantoi e di una serie di locali connessi al loro funzionamento. Più in basso si riconosce la più recente espansione industriale, che comprende il sistema dei mulini, la centrale di spedizione e alcuni capannoni, un tempo adibiti allo stoccaggio del clinker. L’ impianto preserva una veste suggestiva dovuta al complesso svolgimento del processo produttivo che caratterizza una volumetria estremamente singolare, costituita dall’ articolazione delle masse, sollevamento delle altezza e dalla complessità delle sezioni. Si discosta da questa “forma” prettamente industriale e ardita la costruzione probabilmente adibita ad abitazione padronale, inserita in una folta vegetazione da giardino, ormai a crescita incontrollata, il cui scalone di accesso presenta interessanti motivi decorativi realizzati con colate di calcestruzzo in stampi a motivi vegetali. Interessante da notare anche il raccordo ferroviario con la sottostante e vicina stazione di Castellavazzo, sottopassante la strada di accesso al complesso. Complesso, che per la sola parte abitativa, presumibilmente in quello che era l’ alloggio di maestranze e guardiano risulta attualmente ancora presidiato